L’analisi clinica ha coinvolto otto bambini e adolescenti tra i cinque e i diciassette anni affetti da forme particolarmente aggressive di patologie autoimmuni, tra cui lupus eritematoso sistemico e sclerosi sistemica. Tutti i pazienti avevano già affrontato numerose linee terapeutiche senza ottenere benefici e presentavano un progressivo coinvolgimento di organi vitali come reni e polmoni.
A oltre un anno dalla singola infusione di cellule CAR-T autologhe CD19, tutti i pazienti hanno potuto sospendere le terapie immunosoppressive. Sette su otto hanno raggiunto una remissione completa, senza segni clinici di malattia. I ricercatori descrivono questi risultati come senza precedenti, in una popolazione pediatrica così ad alto rischio.
La terapia con cellule CAR-T, acronimo di chimeric antigen receptor T-cell therapy, ha già rivoluzionato il trattamento di alcune neoplasie ematologiche. La procedura prevede il prelievo delle cellule immunitarie del paziente, la loro modificazione genetica per riconoscere uno specifico bersaglio e la successiva reinfusione per eliminare le cellule responsabili della patologia. Nel caso delle malattie autoimmuni, l’obiettivo non è colpire cellule tumorali, ma eliminare selettivamente i linfociti B che guidano la disregolazione immunitaria, con l’intento di “resettare” il sistema immunitario. Dopo l’infusione, le cellule ingegnerizzate si sono espanse rapidamente nell’organismo, determinando la clearance dei linfociti B patologici, una marcata riduzione dell’attività di malattia e i primi segnali di recupero del danno all’organo.