Una nuova generazione di vaccini contro il cancro

26 agosto 2026, Padova – I recenti risultati relativi al vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma sviluppato da Moderna e Merck dimostrano come anni di ricerca di base e traslazionale stiano portando le terapie basate sull’RNA verso la pratica clinica, e come i ricercatori del Centro Nazionale per lo Sviluppo di Terapia Genica e Farmaci con Tecnologia a RNA stiano contribuendo a questo campo in rapida evoluzione.

I vaccini antitumorali personalizzati a mRNA sono sempre più vicini a diventare una nuova opzione terapeutica per i pazienti affetti da melanoma. Nel giugno 2026, Moderna e Merck hanno presentato i dati di follow-up a cinque anni dello studio di fase 2b KEYNOTE-942, che ha valutato intismeran autogene (mRNA-4157/V940) in combinazione con l’anti-PD-1 pembrolizumab (KEYTRUDA) in pazienti con melanoma in stadio III/IV ad alto rischio, sottoposti a completa rimozione chirurgica del tumore. La combinazione ha ridotto del 49% il rischio di recidiva o morte e del 59% il rischio di metastasi a distanza o morte rispetto al solo pembrolizumab. Lo studio di fase 3 INTerpath-001 ha completato il reclutamento dei pazienti.

Alla base di questi progressi clinici vi è un vasto patrimonio di ricerca condotta presso università, ospedali e centri di ricerca, volta a comprendere non solo come sfruttare il sistema immunitario contro il cancro, ma anche perché alcuni tumori riescano a sfuggire alla risposta immunitaria.

Diversi membri del Centro Nazionale contribuiscono a questo panorama scientifico con competenze che spaziano dall’oncologia clinica alla biologia molecolare e computazionale, fino allo studio dei meccanismi di resistenza ai trattamenti.

Collegare la ricerca clinica alla biologia della risposta al trattamento

Il Prof. Michele Maio, Professore di Oncologia Medica presso l’Università di Siena e ricercatore del Centro Nazionale nello Spoke 2, ha svolto per molti anni un ruolo di primo piano nello sviluppo dell’immuno-oncologia in Italia e a livello internazionale. In qualità di Direttore del Centro di Immuno-Oncologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese e Presidente della Fondazione NIBIT, ha contribuito sia alla ricerca clinica sulle immunoterapie sia allo sviluppo di approcci volti a superare la resistenza ai trattamenti.

Siena è uno dei centri italiani che partecipano allo studio di fase 3 INTerpath-001, che valuta intismeran autogene in combinazione con pembrolizumab. Lo studio adotta un approccio personalizzato: il tessuto tumorale di ciascun paziente viene raccolto e analizzato per consentire la progettazione di un vaccino in grado di codificare un insieme di neoantigeni specifici del tumore del singolo paziente.

Comprendere come stimolare una risposta immunitaria rappresenta tuttavia solo una parte della sfida. È altrettanto importante comprendere perché alcuni tumori riescano a eludere tale risposta. Questa domanda è al centro di uno studio pubblicato su Science Advances il 7 agosto 2026, che vede coinvolti il Prof. Maio, la Prof.ssa Elisabetta Ferretti (Professoressa di Patologia Generale presso l’Università Sapienza di Roma), il Prof. Michele Ceccarelli (Professore di Oncologia Computazionale presso l’Università di Miami e l’Università degli Studi di Napoli Federico II), insieme a ricercatori delle Università di Siena, Napoli e Miami, dell’Università Sapienza, della Fondazione NIBIT e di altri importanti enti di ricerca.

Il paper “Transposable elements and homotypic niches drive immune dynamics and resistance in melanoma epigenetic-based immunotherapy” [LINK] analizza i meccanismi attraverso i quali le cellule di melanoma possono modificare il proprio stato biologico e sfuggire all’attacco del sistema immunitario. I ricercatori hanno identificato meccanismi legati alla plasticità delle cellule tumorali, evidenziando inoltre NFATC2 e β-catenina come potenziali vulnerabilità terapeutiche.

Come spiega il Prof. Michele Maio, Università di Siena, Spoke 2:Il progresso che stiamo osservando oggi nel campo dei vaccini antitumorali personalizzati è il risultato di molti anni di ricerca volti a comprendere come i tumori interagiscano con il sistema immunitario, ma anche della disponibilità clinica di anticorpi inibitori dei checkpoint immunitari, come pembrolizumab, in grado di potenziare la risposta immunitaria antitumorale dei pazienti. La ricerca clinica, l’identificazione di biomarcatori e lo studio dei meccanismi di resistenza sono tutti tasselli dello stesso puzzle. La possibilità di tradurre queste conoscenze in trattamenti sempre più personalizzati rappresenta un potente esempio di come un investimento costante nella ricerca possa, in ultima analisi, portare benefici ai pazienti.”

Dalla complessità biologica all’analisi computazionale

Il lavoro evidenzia inoltre la crescente importanza della biologia computazionale nella ricerca oncologica moderna. Il Prof. Michele Ceccarelli, ricercatore del Centro Nazionale nello Spoke 7, contribuisce con la propria esperienza nell’ambito della biologia computazionale e dei sistemi all’analisi delle grandi quantità di dati molecolari generate dagli studi oncologici contemporanei.

Nello studio pubblicato su Science Advances, Ceccarelli è tra i ricercatori senior che hanno analizzato i meccanismi molecolari associati alla plasticità del melanoma, alle dinamiche della risposta immunitaria e alla resistenza al trattamento nei pazienti arruolati nello studio clinico di fase 1 NIBIT-M1, guidato dalla Prof.ssa Anna Maria Di Giacomo, Professoressa di Oncologia Medica presso l’Università di Siena e ricercatrice del Centro Nazionale nello Spoke 2. Lo studio integra approcci clinici, sperimentali e computazionali per analizzare come le cellule tumorali modifichino il proprio stato e si organizzino all’interno del microambiente tumorale.

Questo tipo di analisi interdisciplinare sta diventando centrale nella medicina personalizzata. Lo sviluppo di un vaccino antitumorale individualizzato richiede l’integrazione di dati genomici e trascrittomici per identificare i neoantigeni specifici del tumore. Allo stesso tempo, comprendere quali tumori abbiano maggiori probabilità di rispondere al trattamento, o di sviluppare resistenza, richiede l’interpretazione di complesse firme molecolari a livello di migliaia di singole cellule.

“L’oncologia moderna – sottolinea il Prof. Michele Ceccarelli, Università degli Studi di Napoli Federico II, Spoke 7 dipende sempre più dalla capacità di integrare le informazioni cliniche con dati molecolari e computazionali complessi. Combinando queste prospettive, possiamo iniziare a comprendere perché i tumori rispondono ai trattamenti, perché sviluppano resistenza e come queste conoscenze possono guidare terapie più efficaci. È proprio in questo ambito che un investimento a lungo termine nella ricerca interdisciplinare può produrre un impatto che va ben oltre il progetto originario.”

Una rete italiana di ricerca sempre più ampia

Lo studio evidenzia inoltre la natura collaborativa della ricerca biomedica contemporanea. La Prof.ssa Elisabetta Ferretti, membro del Consiglio di Gestione del Centro Nazionale e ricercatrice dello Spoke 2 presso l’Università Sapienza di Roma, ha contribuito a studi sui biomarcatori e sui meccanismi associati alla risposta all’immunoterapia nel melanoma. Le precedenti ricerche condotte con il Prof. Maio e altri ricercatori si sono concentrate sui biomarcatori circolanti e molecolari in grado di prevedere la risposta individuale dei pazienti all’immunoterapia, un elemento fondamentale per lo sviluppo di trattamenti sempre più personalizzati.

Il più recente studio pubblicato su Science Advances riunisce queste competenze con l’analisi computazionale e la ricerca clinica, mostrando come le scoperte scientifiche emergano dall’interazione tra discipline e istituzioni diverse.

“Il trattamento personalizzato del cancro – spiega la Prof.ssa Elisabetta Ferretti, Università Sapienza di Roma, Spoke 2non dipende soltanto dallo sviluppo di nuove terapie, ma anche dalla nostra capacità di comprendere quali pazienti abbiano maggiori probabilità di trarne beneficio. Il nostro lavoro sui biomarcatori circolanti e sui meccanismi di risposta all’immunoterapia contribuisce a questo obiettivo. Il campo emergente dei vaccini a mRNA personalizzati rappresenta un ulteriore passo importante verso la personalizzazione del trattamento oncologico sulla base delle caratteristiche biologiche di ciascun paziente.”

Dalla ricerca di base al beneficio per i pazienti

La storia dei vaccini antitumorali personalizzati a mRNA va oltre un singolo studio clinico o una singola azienda. Il vaccino sviluppato da Moderna e Merck rappresenta la traduzione di molteplici progressi scientifici: dalla capacità di sequenziare i singoli tumori e identificarne le caratteristiche molecolari uniche, alla progettazione di terapie personalizzate basate sull’RNA, fino alla capacità di stimolare una risposta immunitaria antitumorale e combinare questi approcci con gli inibitori dei checkpoint immunitari.

Questo è esattamente il tipo di percorso scientifico a lungo termine che il Centro Nazionale mira a sostenere: riunire ricercatori che lavorano nell’ambito della biologia dell’RNA, della genomica, della biologia computazionale, della terapia genica e della medicina traslazionale, creando al contempo un ambiente nel quale le scoperte possano passare dalla ricerca di base verso l’applicazione clinica.

Sebbene il Centro Nazionale non sia coinvolto nello sviluppo del vaccino contro il melanoma di Moderna e Merck, il coinvolgimento dei suoi ricercatori anche negli studi clinici illustra un aspetto altrettanto importante: l’impatto della ricerca raramente rimane confinato all’interno di un singolo progetto. Una scoperta realizzata in un laboratorio può fornire un tassello di conoscenza necessario a un altro. Un metodo computazionale può contribuire all’interpretazione dei dati biologici. Un programma di ricerca clinica può generare i campioni necessari per comprendere la resistenza ai trattamenti. E la ricerca di base sull’RNA, sulla biologia tumorale e sul sistema immunitario può, nel tempo, diventare parte di una piattaforma terapeutica in grado di raggiungere pazienti in tutto il mondo.

Il progresso dei vaccini antitumorali personalizzati rappresenta un chiaro esempio di questo continuum: dalla ricerca alla comprensione, dalla traslazione al potenziale impatto clinico. Per il Centro Nazionale, è anche un promemoria dell’importanza di investire nelle infrastrutture di ricerca, nelle competenze scientifiche e nella collaborazione: la ricerca di base di oggi può diventare parte delle più importanti innovazioni mediche di domani.

Costruire le basi scientifiche per una terapia oncologica personalizzata

Nel 2024, i Prof. Ferretti, Di Giacomo e Maio sono stati tra gli autori del paper “Immunotherapy in melanoma: Can we predict response to treatment with circulating biomarkers?”, che ha analizzato il potenziale dei biomarcatori circolanti — tra cui DNA, RNA, proteine e cellule circolanti — nel predire e monitorare la risposta dei pazienti agli inibitori dei checkpoint immunitari nel melanoma. Il lavoro ha sottolineato l’importanza di disporre di biomarcatori affidabili per orientare decisioni terapeutiche sempre più personalizzate.

Nell’ambito del continuo impegno volto a identificare biomarcatori in grado di prevedere la risposta all’immunoterapia nei pazienti affetti da melanoma, i Prof. Ferretti, Di Giacomo, Maio e Ceccarelli hanno ulteriormente contribuito allo sviluppo di questo campo con la pubblicazione del maggio 2026 “Circulating EV-microRNAs Are Dynamic Biomarkers of Resistance to Therapeutic Immunomodulation in Metastatic Melanoma”.

I professori Maio, Ceccarelli e Di Giacomo sono anche tra i ricercatori dello studio “Tumor DNA methylation subtypes predict immunotherapy outcomes in pleural mesothelioma patients in the NIBIT-EPI-MESO study”, pubblicato su Nature Genetics nell’aprile 2026. Lo studio ha analizzato i pattern di metilazione del DNA come predittori della risposta all’immunoterapia nei pazienti affetti da mesotelioma pleurico. I ricercatori hanno identificato distinti sottotipi molecolari associati a differenti modalità di risposta immunitaria, sopravvivenza e beneficio dal trattamento, dimostrando come la caratterizzazione molecolare possa contribuire a spiegare le differenze nella risposta dei pazienti all’immunoterapia.

Queste pubblicazioni, realizzate nell’ambito del programma di ricerca del Centro Nazionale e da esso supportate, illustrano l’impatto più ampio delle attività scientifiche del Centro: i progressi scientifici non avvengono in modo isolato, ma si costruiscono progressivamente attraverso studi, discipline e istituzioni diverse. La ricerca sui biomarcatori, sulla biologia tumorale, sulla risposta immunitaria e sull’analisi computazionale genera conoscenze che possono contribuire allo sviluppo e al perfezionamento di approcci sempre più personalizzati al trattamento del cancro, compresa la nuova generazione di terapie individualizzate basate sull’mRNA che sta entrando nel panorama clinico.

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